Il lavoro editoriale

Il lavoro editoriale​

Antonicelli fu una figura di spicco in vari settori della cultura: la sua attività primaria fu, negli anni precedenti la guerra, l’editoria. Vanni Scheiwiller lo ricorda come “editore d’arte” per attenzione e abilità nella scelta dei tipi e delle illustrazioni, per l’amore, la dedizione, l’intelligenza con cui curava “libidinosamente” le pubblicazioni. Lavorò tutta la vita alla ricerca dell’opera importante, del capolavoro; la sua produzione letteraria è caratterizzata da un’indiscutibile raffinatezza, sensibilità, eclettica preparazione culturale e fermento intellettuale.

Frassinelli

La Casa editrice nasce nel 1931 fondata da Carlo Frassinelli, tipografo e serigrafo trasferitosi a Torino nel 1913 da Alessandria d’Egitto, dove era nato nel 1896.Frassinelli arrivò in Italia portando per primo la serigrafia, antico metodo di stampa cinese e poi inglese, e nel 1924 aprì la sua tipografia in via Riberi 2 a Torino. La sua prima macchina a stampa, una “Piano cilindrica” Suprema, era installata in un locale che, ai tempi delle carrozze, era stato una stalla padronale.
Del suo amore per il libro, per l’oggetto libro, troviamo testimonianza nei suoi scritti:

"Quando viaggiavo, ero giovane, mi stupivo sempre di vedere come le persone maltrattavano i libri, soprattutto in treno. Li osservavo. Per leggerli con più comodità rivoltavano le pagine all'indietro e poi, se dovevano avere le meni libere, li gettavano sulla reticella del portabagagli , abbandonadolo spesso quando scendevano dal treno. Il libro è un oggetto prezioso. Già allora pensavo che bisognava restituire al libro la sua dignità di oggetto. E così quando alla fine del 1931 ho cominciato a fare l'editore, ho subito pensato che i miei volumi sarebbero stati anche dei begli oggetti che avrei affidato al tempo, ben disposti nelle librerie. Mi ricordo che veniva spesso a curiosare nella mia tipografia Giulio Einaudi, allora giovanissimo. Vedevo nascere in lui la passione che poi lo ha spinto a scegliere l'editoria come lavoro"

Oltre a Giulio Einaudi, attorno al neo-editore comincia a raccogliersi ben presto buona parte degli intellettuali torinesi dell’epoca.

"Fra coloro che frequentavano la mia tipografia c'era anche Franco Antonicelli, che diventò il direttore editoriale della mia casa editrice. Fu lui a presentarmi Leone Ginzburg e Cesare Pavese. Dall'incontro di noi quattro è nata la mia attività di editore. Si vede nella fotografia che ha fatto il giro del mondo, e che ci ritrae tutti insieme, scattata nella priimavera del 1932 nei pressi di Santo Stefano Belbo, il paese di Pavese."

Franco Antonicelli diventerà dunque il direttore della prima collana Frassinelli, la “Biblioteca europea” che avrà il merito di introdurre nel provinciale e sonnolento panorama culturale italiano alcuni tra i testi più importanti della letteratura internazionale, anticipando di quasi due anni la “Medusa” di Mondadori (che inizierà nel marzo del 1933). Il primo titolo fu Moby Dick di Melville, che Pavese aveva tradotto da due anni ma che nessun editore aveva voluto pubblicare. Leone Ginzburg consigliò L’armata a cavallo di Babel, Riso nero di Anderson, La luna dei Caraibi e altri drammi marini, L’imperatore Jones di O’Neil, Dedalus di James Joyce, che Pavese tradusse in poco più di due settimane, Il processo di Kafka, Le avventure di Huck Finn di Mark Twain, le opere di Wiechert e Siddhartha di Herman Hesse, autori e libri nuovi, emarginati dall’editoria dell’epoca. Nel 1933 escono, in contemporanea con l’analoga iniziativa dell’editore Nerbini di Firenze (e la cosa provocherà un contenzioso giudiziario), due album dedicati al personaggio di Walt Disney già popolare in molti paesi oltre gli USA: Le avventure di Topolino (Mickey Mouse), che in antifrontespizio recano la dicitura: “A cura di Antony” (cioè Antonicelli, col quale però collabora per la traduzione, in ottonari, Pavese).

Si trattava di volumi curatissimi, con traduzioni impeccabili, e nello stesso tempo raffinati, quasi oggetti d’arte, di una eleganza severa, con le righe molto spaziate, i titoli dei singoli capitoli colorati, la copertina di cartone disegnata a mano da Mario Sturani, un nastrino di seta segnapagina, rilegati a mano, tutti in custodia decorata.
Dal confino di Agropoli, dove fu mandato nel 1935 dopo l’arresto nell’ambito delle repressioni contro il gruppo torinese “Giustizia e Libertà”, Franco Antonicelli intanto continuava la sua collaborazione con la casa editrice. La rottura definitiva con Frassinelli avvenne solo qualche anno più tardi. Ma dal 1937 il rapporto si conclude.
In parte influì la condanna di questo nel 1935 al confino; ma contò specialmente il contrasto tra due personalità forti, entrambe portate a decidere da sole; qualche ombra nel periodo della forzata assenza di Antonicelli venne dalla collaborazione di Giacomo Debenedetti, un episodio infelice, che lascerà uno strascico di polemiche. Pur rinunciando al titolo “Biblioteca europea” (ceduto ad Antonicelli, a seguito di una transazione sopraggiunta dopo aspri contrasti) il F. continuerà la sua attività editoriale, grazie al gruppo di collaboratori radunati da Antonicelli. L’attività, pur ridotta, sarà, almeno inizialmente all’altezza dell’esordio, specie nella “Collana di romanzi”, erede della “Biblioteca europea”, nella quale uscirà, nel 1945, il Siddharta di H. Hesse, nella traduzione di Massimo Mila, non soltanto il titolo di maggior successo dell’editore ma, in seguito, uno dei titoli più ristampati di tutta la storia editoriale italiana. Collezioni minori avranno poco respiro: nella “Collana di poesia”, già avviata da Antonicelli, si segnala, nel 1941, il primo titolo di Lalla Romano, Fiore.
Nel 1940 il F. ritornò all’elaborazione teorica con il Trattato di architettura tipografica che avrà un’edizione spagnola (1948) e una seconda edizione (1955).

La guerra incide pesantemente sull’attività di Frassinelli pur senza spegnere l’entusiasmo originario. Leone Ginzburg è morto, Antonicelli se ne è andato, Giulio Einaudi si era già staccato nel 1933 fondando la sua casa editrice. È rimasto solo Cesare Pavese che collaborerà alla Frassinelli fino all’anno della sua morte nel 1950.

Negli anni del dopoguerra però diventò sempre più difficile per “l’editore puro” procurarsi autori i cui diritti non fossero già accaparrati dalle grandi Case editrici. Così sul finire del 1965, Frassinelli scinde l’attività tipografica dalla Casa editrice e cede la sua impresa editoriale e l’intero catalogo (un centinaio di titoli) alla Adelphi Edizioni di Milano, sotto la presidenza di Luciano Foà. Il catalogo Adelphi del 1968 comprende, infatti, tutte le opere giacenti delle maggiori collane Frassinelli.
Con un nuovo passaggio di proprietà che porta la data del 22 settembre 1982 e grazie alla mediazione del grande agente letterario milanese Erich Linder, il marchio entra a far parte del gruppo “Sperling & Kupfer Editori” di Tiziano Barbieri Torriani.

Fonti: per la storia della Frassinelli, “Frassinelli”, a cura di Antonella Fiori, in Storia dell’Editoria d’Europa.

Pavese, Ginzburg, Antonicelli, e l’editore Frassinelli durante una gita nelle Langhe, nel 1932. Così Corrado Stajano: «Frassinelli è il tipografo in maniche di camicia e bretelle, dallo sguardo attento e serio, … con Pavese che pare un immigrato scontento, Ginzburg, con un block notes in mano che ricorda il medico di qualche commedia di Cechov, Antonicelli elegante, con un nuovissimo cappello dal nastro alto, il busto e le gambe in posa perfetta, come la piega dei pantaloni.

Edizioni Francesco De Silva (1942-1949)

Le vicende editoriali di Antonicelli non si esauriscono con la Frassinelli.
Nel 1942 decide di dare vita ad una propria casa editrice, le Edizioni Francesco De Silva. Si trattava della prosecuzione ideale della collana “Biblioteca europea”, che si segnalò per un’azione culturale di grande novità.

Più direttamente impegnata sul terreno storico-politico, la nuova casa editrice prendeva il nome da un noto tipografo piemontese del XV secolo. Le edizioni De Silva (che non riportavano, come era d’obbligo, le date dell’era fascista sul frontespizio) pubblicarono nel 1943-1944 il saggio di Salvatorelli, Leggenda e realtà di Napoleone, La Germania della De Staël, I maestri di un tempo di E. Fromentin.

Nel 1947 pubblicò Se questo è un uomo, il capolavoro di Primo Levi che era stato rifiutato da altri editori, fra cui Einaudi.
Probabilmente a seguito di difficoltà economiche, la casa editrice viene ceduta nel 1949 alla casa editrice La Nuova Italia di Firenze. Non essendo stato possibile rintracciare un catalogo delle edizioni della casa editrice, si riporta una prima e parziale bibliografia.

Fonti: Dizionario Biografico degli Italiani

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